I’M Magazine parla di noi

In questa intervista il magazine è riuscito a comprendere a pieno l’ideologia dei nostri founders, dott. Salvio Salzano e avv. Elisabetta Rea, sull’evoluzione di Beauty Line in Neafit – Dimagrire si può.

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Teoria emotiva dell’obesità

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Quando sono triste, l’unica cosa che mi fa stare bene è mangiare. Se guardo la tv o se mi annoio, vado in cucina e apro il frigo. Quando sono in ansia o in condizioni di stress, soltanto il cioccolato può calmarmi”.

Le parole di Stefania, avvocato, normopeso di 36 anni, sono le stesse di Giulio 40 anni, obeso e anche di Marco che di recente ha perso il lavoro e reagisce alle sue frustrazioni divorando la dispensa di casa.

Stefania, Giulio e Marco, hanno un rapporto controverso con il cibo, che li spinge a cercare negli alimenti sensazioni di benessere, tranquillità e serenità. Le loro storie raccontano quella teoria emotiva che venne proposta dallo psicologo statunitense Stanley Schachter.

Ma cos’è la teoria emotiva? e come si collega all’obesità?

Schachter sostiene che le persone obese, oltre ad essere attirate da stimoli esterni più dei non obesi, mangino di più in risposta a stimoli emotivi come ansia, paura, depressione e noia.

La teoria emotiva si basa proprio sul fatto che alcune persone interpretano la sensazione emotiva come un senso di vuoto simile alla fame, dove il cibo viene usato come sostituto della gratificazione emotiva.

Ovviamente più che il problema della quantità di cibo che mangia una persona obesa, vi è il problema della qualità, infatti i cibi prediletti sono quasi sempre carboidrati e grassi. In una cultura ossessionata dalla magrezza, in cui i prototipi da prendere come esempio sono il calciatore e la modella, la persona obesa è sottoposta ad un continuo stato di pressione e vergogna, che può condurre ad una minore autostima. I sentimenti derivanti da queste condizioni conducono la persona a ricercare una facile gratificazione nel cibo.

In che modo il rapporto tra cibo ed emozione può condurre all’obesità?

Il rapporto tra cibo ed emozione è un rapporto che nasce e cresce insieme a noi. A cominciare dalla vita intrauterina per poi prendere forma nella prima infanzia attraverso il contatto con il seno materno, accompagnandoci per il resto della nostra esistenza. A maggior ragione questo rapporto può essere influenzato dalle figure genitoriali. Se il genitore non è in grado di fornire al bambino un giusto rapporto tra fame e gratificazione emotiva, quest’ultimo può fraintendere le sue sensazioni fisiche e imparare ad abusare del cibo per calmare le tensioni e sopportare le difficoltà interpersonali. La risposta dei genitori ai bisogni del figlio è di fondamentale importanza in questo caso. Il neonato impara a distinguere attraverso l’esperienza i diversi motivi di una sensazione di malessere (fame, sete, sonno, bisogno di contatto, ecc.). Se la risposta che il genitore dà al bambino è sempre la stessa per qualsiasi segnale di malessere (ovvero il cibo), il bambino imparerà a rispondere con l’assunzione di cibo a ogni futura esperienza di disagio.

L’unico modo per uscire da questa routine devastante è la motivazione al cambiamento, bisogna seguire percorsi mirati e personalizzati con professionisti esperti.

Il cibo non serve solo a nutrirsi, ma attorno ad esso si struttura il mondo relazionale del bambino. Pensateci, il cibo è il primo mezzo di rapporto interpersonale attraverso il quale il bambino riceve cura, amore e protezione. Per questo assume il valore simbolico di amore. Se la madre è in grado di cogliere i reali bisogni del figlio, riuscirà a soddisfarne le reali richieste di fame e così il bambino riuscirà a strutturarsi un proprio ciclo di fame/sazietà. Viceversa se la madre utilizza il cibo come meccanismo consolatorio, come premio o punizione, il bambino crescerà con un’organizzazione alimentare confusa e con la tendenza a rispondere con il cibo a qualsiasi stato di disagio o frustrazione.

Sulla base di quanto esposto, l’alimentazione non è semplicemente il momento di soddisfazione di un bisogno fisiologico, ma un’attività alla quale l’individuo attribuisce molteplici significati.

DETOX: dieta post vacanza

Ebbene sì, le vacanze estive sono terminate!

Settembre viene considerato l’inizio del nuovo anno quasi per tutti.

C’è il ritorno a scuola di bambini e ragazzi che cominciano una nuova avventura con l’inizio di un altro anno scolastico, c’è chi ritorna dalle ferie con la giusta carica per affrontare la routine lavorativa, c’è chi è stato in vacanza tre mesi, chi due settimane o pochi giorni. Anche chi non è mai partito, con l’inizio di settembre ritorna in una forma mentis diversa da quella estiva, l’inizio di un nuovo anno!

Si sa, con l’inizio di un nuovo anno partono anche tanti buoni propositi. Infatti chi si promette di ricominciare a “studiare sul serio”, chi giura di non accumulare lo stesso stress dell’anno lavorativo appena passato e chi si promette che per l’estate successiva vuole diventare come la super modella incontrata sulla spiaggia.

A settembre tutti abbiamo numerosi buoni propositi ma quello che accomuna la maggior parte di noi è la voglia di disintossicarsi. Depurare l’organismo dalle tante bravate estive e, soprattutto per chi ha mantenuto qualche chilo di troppo, perdere peso e tornare in forma.

Ecco quindi che i computer si surriscaldano per la continua ricerca della dieta perfetta e del miglior consulente nutrizionale esistente al mondo ma, in realtà, non esistono diete miracolose e bastano pochi e semplici consigli per iniziare a dimagrire velocemente e percorrere la giusta via verso il peso forma.

La scelta migliore è affidarsi a professionisti del settore che sapranno impostare, in seguito ad un’accurata visita, il giusto percorso da intraprendere.

Si parla di percorso perché, anche per la sola detossinazione, c’è bisogno di impegnarsi per un minimo di 5 giorni. Ovviamente il percorso non solo deve prevedere un’alimentazione che aiuti i nostri organi untori a smaltire le scorie accumulate ma anche l’associazione di una corretta attività fisica che aiuti ulteriormente il nostro copro nello smaltimento.

Quindi, ecco a voi dei consigli su come comportarsi per affrontare un percorso detox, ovviamente con l’aiuto di nutrizionisti qualificati.

Percorso Detox per sentirsi meglio

Per quanto riguarda l’alimentazione dovrà essere priva di sostanze dannose come alcolici, zuccheri raffinati, merendine, insaccati, formaggi stagionati e carne rossa sostituendoli con nutrienti più nobili come il pesce, zuccheri complessi e fibre che hanno il compito di catturare le molecole che sono dannose per l’organismo, sono ottimi alleati i legumi e cereali non raffinati come farro, orzo e riso integrale. Aumentare il consumo di alimenti che contengono polifenoli e micronutrienti in grado di neutralizzare le sostanze tossiche ed eliminare lo stress ossidativo come l’olio extra vergine di oliva, le cipolle, l’aglio, gli agrumi, i melograni e le spezie come curcuma, zenzero e tante altre. Anche la frutta secca è perfetta durante il periodo DETOX, infatti contiene i cosiddetti grassi buoni ed è anche ottima come spezza fame!

È molto importante tener conto anche dell’apporto idrico, aumentando il consumo di acqua e inserendo nell’alimentazione alimenti che hanno un potere drenante, come carciofi e finocchi.

L’attività fisica è sempre molto importante, in special modo se vogliamo facilitare il percorso di detossicazione. Infatti numerosi studi supportano la tesi che attraverso la sudorazione vengono escrete diverse sostanze tossiche come i metalli pesanti.

Quindi è opportuno associare almeno 1 ora di camminata veloce al giorno oppure utilizzare opportune strumentazioni con alte tecnologie sotto la sorveglianza di esperti qualificati in grado di facilitare, riducendo i tempi, l’allontanamento di tossine e scorie e che permettono al contempo di risvegliare il metabolismo addormentato.

Guida al Dimagrimento: Cos’è, Le Cause, Dieta per dimagrire, Cosa Fare.

Molte persone condividono, spesso segretamente, il continuo conflitto tra il desiderio di essere in perfetta forma e l’infelicità causata dall’incapacità di mantenere la giusta determinazione. A volte la voglia di emulare i personaggi del momento più in voga può portare all’insoddisfazione continua e alla voglia di essere sempre più simili agli standard del momento, capita quindi che la maggior parte delle persone cerca aiuto da professionisti nel settore per perdere qualche chiletto di troppo o per migliorare e modellare la propria forma fisica.

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Fattori che influenzano la salute e il benessere di ogni individuo

L’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità), in una definizione risalente al 1948, definì la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità”, essa è un diritto umano fondamentale e rappresenta una risorsa per la vita quotidiana che va difesa e sostenuta.

Esistono dei fattori che influenzano e determinano lo stato di salute e il benessere degli individui chiamati determinanti di salute.  In generale, essi sono classificati in diversi livelli, quello che a noi interessa oggi è il livello dove sono presenti fattori modificabili con opportune politiche, interventi di prevenzione e promozione della salute. In questo livello vengono individuati anche gli stili di vita individuali.

Cos’è lo stile di vita in generale?

Si può definire come la somma di qualsiasi cosa che riguarda il nostro modo di vivere.  È l’insieme dei nostri pensieri, sentimenti, comportamenti, obiettivi e l’interazione tra noi stessi con l’ambiente, non coincide con un singolo o con pochi aspetti della vita.

Quindi, quando parliamo di fattori che possono incidere sulla salute e il benessere di ogni individuo dobbiamo vedere quali sono i fattori appartenenti allo stile di vita che possono essere modificati affinché si possa raggiungere uno stile di vita sano.

Quali sono i fattori che possono incidere negativamente?

Se ci soffermiamo sulle abitudini e i comportamenti dell’individuo ne esistono alcuni che tutti riconoscono facilmente come negativi, ad esempio l’abitudine al fumo, l’abuso di alcol, il consumo di droghe e la sedentarietà. Esistono altri fattori che non vengono facilmente presi in considerazione, come i pensieri e i sentimenti cosiddetti “negativi” che più direttamente influenzano il nostro peso corporeo che non vanno sottovalutati perché sono una parte sostanziale dell’intera fabbrica della vita.

Quali sono, quindi, i comportamenti da mettere in atto per ottenere una prospettiva migliore in termini di salute e benessere per ottenere uno stile di vita più salutare?

La modificazione dello stile di vita comporta un lavoro su di essa a tutto campo.

Oltre all’approccio comportamentale, come abbiamo capito bisogna innanzitutto cercare di allontanare il può possibile i pensieri e i sentimenti negativi come le preoccupazioni legate al lavoro o al denaro o anche paure senza nome. Per fare ciò potrebbero bastare piccoli metodi “fai da te” come una gita fuori porta all’aria aperta, praticare lo yoga oppure potrebbe essere utile affidarsi ad un professionista.

Per quanto riguarda invece l‘approccio comportamentale è opportuno intervenire sulle relazioni sociali, sul controllo degli stimoli ma anche sulla corretta alimentazione e sull’attività fisica.

In questo contesto ci soffermiamo sugli ultimi due punti.

Seguire una corretta alimentazione non significa soltanto dover dimagrire, ma avere un’armonia tra la routine quotidiana e il cibo che permetta di ritrovare l’omeostasi metabolica per gestire al meglio la giornata. Un’alimentazione corretta si traduce in una minore incidenza di malattie cardiovascolari (che sono tra le malattie più diffuse nell’ultimo periodo), di diabete, di tumori e così via.  Quindi è molto importante riuscire ad impossessarsi di una “coscienza alimentare” per poter condurre uno stile di vita sano.

Ovviamente all’alimentazione va associata un’attività fisica regolare che deve essere valutata in relazione alla fisiologia dell’individuo, all’alimentazione e alla routine quotidiana.

L’attività fisica è molto importante perché consente all’organismo di poter eliminare l’energia in eccesso accumulata ma ci permette anche di poter mantenere al meglio l’omeostasi ormonale e la struttura muscolare con una conseguente riduzione di diversi fattori di rischio che possono portare a malattie future.

In conclusione abbiamo capito che esistono moltissimi fattori che possono incidere sullo stato di salute di un individuo, su alcuni di essi si può intervenire in maniera più diretta e marcata, per altri c’è bisogno di un lavoro complesso ma è il raggiungimento di una forma mentis ideale la chiave per arrivare a uno stato di completo benessere.

Una persona, quindi, deve essere capace di identificare e realizzare le proprie aspirazioni, di soddisfare i propri bisogni, di modificare positivamente l’ambiente circostante e deve intraprendere un processo di promozione della salute in modo che sia in grado di aumentare il controllo sulla propria salute e di migliorarla.

Dieta ferrea: perché si recupera velocemente il peso perso?

Oggi esistono moltissime diete e tutte, più o meno, permettono di perdere peso: non entriamo nel merito dell’efficacia e della sicurezza della dieta, quello che ci interessa è quello che accade dopo.

Purtroppo una volta che l’obiettivo è raggiunto diversi studi mostrano che una buona parte dei soggetti tende a riprendere peso e circa un terzo, nel giro di qualche anno, si ritrova nelle condizioni iniziali.

Esistono motivi di natura diversa, di tipo fisiologico, psicologico, ambientale, che possono spiegare perchè per un gran numero di persone è estremamente difficile mantenere il peso raggiunto, e le interazioni tra i vari fattori sono estremamente complesse. Ovviamente non è possibile modificare la nostra fisiologia, frutto di milioni d’anni di evoluzione, ma possiamo lavorare sugli altri fattori per capire quali possono essere gli errori più comuni che portano a riprendere il peso perso.

Fattori dominanti nell’evoluzione degli esseri umani

Uno dei fattori dominanti nell’evoluzione degli esseri umani, un fattore che ha letteralmente forgiato la nostra fisiologia, è stata la scarsità di cibo: siamo bene adattati a sfruttare e conservare ogni briciola d’energia disponibile, accumulandola per i momenti di carestia, che in passato erano frequenti e durissimi. Il nostro organismo dispone di efficientissimi meccanismi per affrontare periodi di ridotto apporto calorico — le diete si basano proprio sulla riduzione di questo  apporto — e tende ad adattarsi rapidamente e a combattere questa perdita di peso, che avverte come una minaccia per la sopravvivenza.

In pratica la dieta e la riduzione di grasso fanno scattare campanelli d’allarme ovunque e il nostro organismo va a contrastare attivamente la riduzione delle riserve. Molti di questi adattamenti sono rilevanti soprattutto durante il dimagrimento, ma molti studi stanno cercando di verificare se possano avere un ruolo importante nel determinare il recupero di peso che molti soggetti osservano.

Appurato che i fattori organici giocano un ruolo importantissimo, non sono da sottovalutare gli aspetti psicologici, cognitivi e comportamentali.

Perché la dieta fallisce?

Obbiettivi non realisticiaspettative irragionevoli per molte persone sono la prima causa per cui la dieta fallisce. Il processo di dimagrimento non è mai lineare e dopo l’euforia delle prime settimane, quando i progressi si fanno più lenti, la delusione può portare a mollare tutto. Ancor di più quando si lavora con diete restrittive che riducono irragionevolmente il consumo di cibi specifici o stravolgono completamente le abitudini alimentari del soggetto. 

Un altro tratto problematico è legato all’eccesso di controllo che molti applicano durante una dieta, pesando tutto, evitando interi gruppi di alimenti, negandosi ogni tipo di vita sociale, facendo costante attenzione ad ogni singolo particolare. Un comportamento che non porta al successo ma, molto più probabilmente, come dimostrano diversi studi, a disturbi del comportamento alimentare e ad un peso corporeo maggiore rispetto a soggetti che lavorino con una dieta flessibileintuitiva, nella quale un certo grado di libertà sia garantito e il paziente sia responsabilizzato.

Il soggetto con un eccesso di controllo è più suscettibile a perderlo, a mangiare per compensazione e, a quel punto, ad abbandonare completamente il lavoro di dimagrimento.

Gestire la dieta in maniera flessibile, sottolineando che non è il singolo pasto a decretarne il successo, ma la costruzione di nuove e più sane abitudini alimentari e di vita, è uno degli elementi che possono decisamente contribuire a mantenere nel tempo la forma raggiunta. 

Perché desideriamo cibi ipercalorici?

Perché desideriamo cibi ipercalorici?
C’è una differenza sostanziale tra la fame e la voglia irresistibile di mangiare cibi poco salutari.

Gli inglesi lo chiamano foodcraving, un intenso desiderio per un cibo specifico, incontrollabile e indipendente dalla fame. Può durare pochi minuti o intere giornate e riguarda soprattutto cibi ricchi di zucchero, sale e grassi. Se stai cercando di perdere peso e sperimenti il foodcraving, il tuo obiettivo di dimagrire è a rischio.

Ma da dove nascono queste voglie di cibo?

Le voglie di cibo nascono nelle regioni del cervello responsabili della memoria, del piacere e della ricompensa. Non è chiaro cosa causi questo potente e irrefrenabile desiderio: squilibri ormonali, difficoltà di gestire le proprie emozioni, stress.
Tuttavia, se stai seguendo un percorso dimagrante la ragione più probabile è che ti stia ‘vietando’ alcuni alimenti o intere categorie alimentari. Questo è uno dei motivi per cui è fondamentale affidarsi ad un professionista; molte persone, infatti, che tentano di perdere peso interpretano la dieta come ‘tutto o nulla’:

“Se sono a dieta non devo sgarrare”.

È proprio questa privazione che si trasforma ben presto in impossibilità a resistere.

All’inizio va tutto bene, senti che il corpo cambia, sei più leggero, i vestiti sono più comodi. Ti senti forte e in controllo. Niente può fermarti. Ma tutto questo ha un costo. Privarsi categoricamente di un alimento è un’impresa impegnativa e stressante, una continua lotta fra i tuoi desideri e le tue ambizioni di dimagrimento. Più ripeti a te stesso che non devi mangiarne, più il desiderio aumenta. Cominci a sentirti stressato e irritato. Più t’imponi di non mangiare quel bignè al cioccolato, più ti immagini mentre lo mordi.

Come si sviluppa il “FoodCraving”?

Il foodcraving si sviluppa soprattutto con i carboidrati ed è legato al rapporto tra questi ultimi, l’insulina e l’appetito; si sa che ingerire carboidrati determina un innalzamento dei livelli di insulina e, di conseguenza, una riduzione dei livelli di zucchero circolanti nel sangue e questo provoca un desiderio (o craving) di ulteriore cibo, per qualcuno in particolare carboidrati, spesso sotto forma di zuccheri semplici.

Alimenti ricchi in zuccheri, amidi raffinati e cibi già pronti, creano una dipendenza simile a quella delle droghe: producono proporzionalmente un elevato livello di zucchero nel sangue ed innalzano i livelli di insulina, che portano a desiderarne ancora di più. Inoltre, producono anche più alti livelli di serotonina chimica del cervello per cui nelle persone sensibili, soprattutto in coloro che hanno bassi livelli di serotonina, fare un’abbuffata di carboidrati è l’equivalente di una dose di serotonina.

Ecco alcuni utili consigli per controllare il “FoodCraving”:

Per prima cosa non seguire diete altamente ipocaloriche e prive o a ridotto contenuto di carboidrati, ma diete equilibrate includendo tutti i macronutrienti necessari (proteine, grassi e carboidrati) sia ai pasti principali che durante gli spuntini, così facendo si potranno evitare abbassamenti dei livelli di zucchero nel sangue.

Ottimo invece è il consumo di carboidrati a basso indice glicemico, optando per quelli integrali che sono ricchi in fibre ed aiutano a raggiungere il senso di sazietà e ridurre di conseguenza la fame, aumentando altresì il consumo di legumi, di frutta e verdura (alternando cruda e cotta) cercando possibilmente di rispettare la stagionalità.

Aumentare l’apporto proteico inserendo, ad esempio, carni bianche di pollo o tacchino o coniglio o carni rosse a basso contenuto di colesterolo, formaggi e latticini magri, uova, ma soprattutto tanto pesce (ottimi salmone, tonno, sgombro e merluzzo) eccellente fonte dei cosiddetti “grassi buoni” Omega-3.

Un elemento fondamentale per la quotidianità è mantenere uno stile di vita attivo; praticare regolarmente sport ci aiuta, infatti, ad aumentare la sensazione di benessere e, essendo più felici, non abbiamo bisogno di ricorrere ad altre “compensazioni”, ci agevola nel mantenere sana la nostra struttura ossea e muscolare, a tenere il peso sotto controllo; infine è un modo per fare nuove conoscenze e amicizie insomma…è il nostro elisir contro l’invecchiamento!!

Alimentazione in gravidanza: tra realtà e falsi miti!

“Mangia per due”. “Appaga tutte le voglie”. “Evita il pesce”. Queste sono solo alcune delle frasi che una donna in gravidanza può sentirsi dire da amici e parenti. Ma molte di queste credenze sono falsi miti, in grado di confondere le future mamme e generare equivoci.

La gravidanza è un momento magico durante il quale la salute del bambino dipende strettamente dalla salute della mamma.

Per la donna, uno stato nutrizionale ottimale prima del concepimento e una corretta alimentazione, prima e durante tutto il periodo della gravidanza, sono condizioni essenziali per la prevenzione di gran parte delle malattie sia della mamma sia del neonato. 
Molto spesso si pensa che bisogni mangiare di più. Sappiamo quanto?
I comportamenti alimentari sono adeguati, o irrazionali? Possono essere dannosi per la buona salute della futura mamma e del bambino?
Una fonte di squilibrio alimentare in gravidanza è rappresentata dagli “attacchi di fame”, che sono soddisfatti con il ricorso ad alimenti ricchi di glucidi (pane, pasta, dolciumi) che predispongono a notevoli incrementi di peso. E’ necessario quindi controllare la quantità di glucidi introdotta quotidianamente, ricordando che la fame esagerata è spesso dovuta a fattori psicologici, più che ad un reale bisogno di cibo.

Il primo interrogativo a cui la donna deve dare una risposta è:

“Come gestire l’alimentazione durante i nove mesi?”

Il periodo iniziale è quello più difficile della gravidanza, caratterizzato spesso da nausee, inappetenza, intolleranza, in particolare per la carne; nei casi di maggiore intolleranza è opportuno sostituire all’alimento sgradito altri di pari valore nutritivo. Per esempio, se è la carne a non essere tollerata, si possono inserire il pesce, le uova, i formaggi, le associazioni di cereali e legumi.

Dal secondo trimestre, si cominciano ad avere esigenze specifiche:

il fabbisogno proteico aumenta gradatamente per consentire la “costruzione” dei tessuti; con l’avanzare della gravidanza esse devono pertanto aumentare, visto che si sta sviluppando un nuovo organismo.

La stessa esigenza si presenta per i sali di calcio e fosforo necessari alla formazione dello scheletro e per il ferro indispensabile nella formazione dei globuli rossi del sangue. Una somministrazione inadeguata provocherebbe gravi carenze soprattutto alla madre (decalcificazione, anemie) perché il feto toglierebbe dalle sue riserve tutto quanto gli serve. Si ricorda che il calcio e il fosforo abbondano nel latte, nei latticini e nelle uova; il ferro è contenuto soprattutto nelle carni rosse (da consumare con moderazione), nei legumi e nel tuorlo d’uovo, nonché nella frutta secca. E’ importante provvedere ad una adeguata introduzione di liquidi ed anche sali minerali, specie nei casi di iperemesi gravidica.

Il fabbisogno di vitamine aumenta, specie la A e la D in stretto rapporto all’aumentato fabbisogno di calcio e fosforo. La necessità di vitamine del gruppo B aumenta invece in relazione all’aumento dell’apporto calorico glucidico. Per quanto riguarda la forma di somministrazione delle vitamine, è preferibile assumerle anche con gli alimenti, infatti le vitamine abbondano nella frutta e nella verdura cruda, nonché nei cereali integrali e nei prodotti comunque non raffinati.

La quota lipidica, cioè i grassi, non subisce in gravidanza variazioni particolari in senso quantitativo rispetto alla norma; la loro presenza tra l’altro è necessaria perché “veicoli” nell’assorbimento di alcune vitamine liposolubili (A, D, E, K), che sono di particolare importanza.

I glucidi, infine, sono in genere più graditi dalla gestante, ma sono anche i maggiori responsabili dell’eccessivo aumento di peso. Il loro fabbisogno aumenta con l’avanzare della gravidanza parallelamente all’aumento di dispendio energetico che la gestazione comporta, ma anche in funzione del livello di attività fisica e lavorativa della gestante. E’ opportuno dare la preferenza agli amidi (pane, pasta, patate, cereali, legumi) rispetto agli zuccheri semplici (zucchero, dolci). Pane e riso integrali possono benissimo sostituire pane e riso raffinati sia perché possiedono una maggiore quantità di sali minerali e vitamine, sia perché apportano una notevole quantità di fibra grezza, che, favorendo la peristalsi intestinale, contribuisce a combattere la stitichezza, tanto frequente in gravidanza.

Per quanto riguarda il consumo di alcol e caffè è opinione comune che un bicchiere di vino a pasto e due caffè al giorno si possono prendere con tutta tranquillità, ma si tratta di una convinzione del tutto errata, soprattutto per quanto riguarda l’alcol. In gravidanza è bene cessare del tutto il consumo di alcol e smettere di fumare. 

È bene tener presente che la gravidanza deve essere un periodo sereno e pieno di vita e che non bisogna mangiare per due, ma due volte meglio!